Un mercoledì
Dal gesso alla frase, senza cassa
Verso le 18:25 il campanello a sinistra. Marco apre, lascia i fogli sul tavolo. Alle 18:30 i telefoni restano in tasca. Venti minuti quieti: corpo, ombra, vuoto. Se qualcuno dice «segnale», la parola si cancella. Se qualcuno legge una cifra, il foglio si gira e la scala sparisce.
Poi ognuno nomina la stessa barra, con la propria frase. Marco non accetta la definizione copiata. Il tratto storto può restare; si corregge il nome. L’acqua è in cucina. Verso le 20:30 una riga sul quaderno: cosa ho visto, cosa non so. Una frase d’ordine si barra. L’aula si svuota. La lavagna si cancella. Da Sovrena non esce un conto.
Il sabato mattina è più corto. Si dicono le pause ad alta voce. Si esce all’ora della stanza, non all’ora di un mercato. Se mandate tre righe, Elena legge la lingua — non una posizione. Se non c’è sedia, scrive lo stesso: un’altra data, o un no.