Persone
Sovrena non è una redazione di segnali. Non è un desk. Siamo Elena Righi, Marco Tosi, otto sedie e tre quaderni. Il prodotto si chiama Sovrena. Non gestiamo un conto per voi. Non commentiamo un titolo da eseguire.
Legge le lettere. Non vende la lista. Se c’è posto, scrive a mano. Se non c’è, scrive comunque: un’altra data, o un no. Insegna il diario — tre frasi, nient’altro. Non risponde a una richiesta di «cosa fare lunedì». Risponde a una frase storta, se gliela mandate.
Elena tiene anche il calendario delle otto sedie. Non è una segreteria di vendita. Non chiama per «chiudere». Se avete scritto candele, e il mercoledì è pieno, vi dice il mercoledì dopo. Se avete scritto dieci nomi, vi chiede di scriverne uno: il vostro.
Apre il mercoledì e il sabato. Tiene il gesso. Toglie i numeri dal foglio. Se qualcuno chiede un prezzo, indica la carta. Vive a Bologna. Non gestisce un conto. Non «segue» i vostri schermi a casa. Quando la serata finisce, la lavagna si cancella.
Marco parla poco all’inizio. Disegna. Poi chiede cosa vedete. Se rispondete con un gergo da piattaforma, aspetta. Se rispondete con una frase sul pieno e sul vuoto, va avanti. Non è un show. Non c’è un microfono. C’è il tavolo.
Non si filma senza dirlo. Non si registra la voce degli altri. Non si incollano screenshot in una chat del corso: la chat del corso non esiste. Se volete rivedere un disegno, lo rifate a mano. È più lento. Resta.
Chi viene una volta e non torna non viene inseguito. Elena non manda un sollecito. Il posto torna libero. Sovrena non è un abbonamento da rinnovare in schermo: è una sedia, quando c’è.